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08 Luglio 2001 LA TRIBUNA DI TREVISOLibri, conferita alla Dott.sa Luisa Gregorj la medaglia d'argento al Premio letterario Cesare Pavese. ANSA TREVISO 31 Maggio 2001 (ANSA) Un vissuto di arte, storia e archeologia industriale che si fonde fino a rispecchiare quei valori forti e quella assidua operosita' della civiltà veneta in un settore - quello della ceramica - che nel Trevigiano trovo' una delle sue massime espressioni tra i l 1840 e il 1965 nella Fornace Guerra-Gregorj. E' questa l' atmosfera che propongono le opere conservate nel museo dell'ex Fornace a Sant'Antonino vicino Treviso. Il Complesso museale costituito da vari edifici e' stato dichiarato " testimonianza preziosa di un vecchio mondo i n via di estinzione'' con decreto ministeriale e messo sotto tutela. La fabbrica, insieme alle opere qui' custodite, e' ora visitabile su prenotazione. In mostra ci sono opere come " Il Guerriero" di Piero Murani, esposto per la prima volta nel 1906 alla mostra della ceramica artistica di Milano e premiato can la medaglia d'oro assieme ad altri capolavori prodotti dalla Fornace. A questo sono poi affiancate realizzazioni di Luigi Serena, Cesare Laurenti, Guido Cacciapuoti, Angelo Bonotto, Antonio Carlini, Mario Gregorj e Giuseppe Rossetti di Faenza detto " il Motino" , e del giovane Arturo Martini. 29 Aprile 2001 LA TRIBUNA DI TREVISOL'intevisa alla prof.ssa Luisa GregorjNell'articolo riportato: Luisa
Gregorj nel giardino della villa di S. Antonino con il libro appena
dato alle stampe.
TREVISO. Luisa Gregorj è nata a Treviso e vive a Lancenigo. Laureata in pedagogia a Padova, insegna lettere in una scuola media della provincia. Figlia dell'ingegner Giorgio e nipote di Mario, avvocato per necessità e pittore per talento e passione, ha scritto un libro dedicato alla storia della Fornace Guerra Gregorj e agli artisti, trevigiani e non che vi hanno lavorato fino agli anni' 80. Luisa Gregorj ha scritto un libro «Dietro le quinte», pubblicato dalle edizioni Giacobino, presentato nei giorni scorsi alla Galleria del Libraio, assieme ad una piccola mostra di pezzi di ceramiche della Fornace Gregorj. In collaborazione con Gian Carlo Bojani, il direttore del Museo Internazionale della Ceramica di Faenza, ai quale la signora ha donato pezzi della sua collezione, Luisa ha elaborato una proposta di recupero conservativo ed architettonico degli spazi (più di 20.000 metri quadrati) della Fornace Gregorj di Sant'Antonino, che prevede la creazione di un museo della ceramica, di laboratori didattici e di strutture atte ad ospitare esposizioni temporanee. L’articolo riportato è di Isabella Panfido ed è stato pubblicato nella Tribuna di Treviso del 29 Aprile 2001. TREVISO. Arrivare in quell'angolo di campagna trevigiana dove sorge Villa Angarani delle Stelle, ora Gregorj, è come fare un salto indietro di un secolo. Il piccolo Melma scorre accanto alla casa padronale seicentesca, tutta raccolta intorno ad un giardino di impianto ottocentesco; ma su tutto, villa, annessi, giardino, spira un'aria particolare, quasi di rassegnata consegna al tempo. Equi che incontriamo la signora Luisa Gregorj, erede spirituale e sacerdotessa della storia della Fornace Gregorj di Sant'Antonino. La sua famiglia vive qui da sempre? Dagli anni Trenta, ma allora era solo una casa di villeggiatura, quella di città era in via Roggia. Sono cambiate molte cose: anche il Melma porta il segno di questo tempo degradato accenna, come parlando tra sé ricordo che i ragazzi facevano il bagno in queste acque, trasparenti, veloci. Le donne lavavano i panni. Ora invece...» Lascia spesso le parole sospese, questa dolcissima signora dagli occhi azzurri. Intanto osserva con attenzione, seguendo lo sguardo del visitatore attratto dal grande camino in pietra bianca con le prime testimonianze della produzione artistica della fornace Gregorj: piastrelle decorate, piatti dipinti, un vaso liberty decorato con cineserie. Conosce l'autore e la storia di ciascuno di questi magnifici pezzi? <<Non so da quale degli artisti della fornace sia stato dipinto quel vaso: non firmavano. Solo dai bozzetti e dai cartoni si può ricostruire. Solamente Arturo Martini si permetteva, ma non sempre, di siglare le sue creazione>>. Nel suo libro è raccolto moltissimo materiale documentario e insieme tanti ricordi. Quale è stata la molla che l'ha spinta a scrivere "Dietro le quinte"? «Ho scritto questo libro senza propositi letterari o storici spiega tenendo tra le mani una piccola piastrella dipinta a colori lievissimi perché non vada perduta la memoria, perché non si cancelli la traccia di uomini che hanno portato il nome di Treviso nel mondo». Ci racconti di questa memoria... «La fornace di Sant'Antonino ha prodotto senza interruzione dal 1840 al 1963 mattoni e tegole, ma anche ceramiche e maioliche artistiche esportate in tutto il mondo. E' stato il nonno Gregorio Gregorj, nipote del fondatore Vincenzo Guerra, a dare una svolta alla vecchia fornace insediata in un annesso di un'antica villa a Sant'Antonino; dopo un rovinoso incendio alla fine degli anni ottanta del 19° secolo, lo spirito imprenditoriale di Gregorio ha impresso una accelerazione alla classica produzione della fornace: un grande forno Hoffmann permette la lavorazione a ciclo continuo e l'alta qualità dei laterizi prodotti li rende materiale fondamentale per il restauro e la ricostruzione di edifici storici. Tanto per ricordare i più importanti: il Fondaco dei Turchi, la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, l'Arsenale a Venezia. Ma tanti ancora che ora mi sfuggono». Ma il prodotto Gregorj si distingueva dagli altri per qualche caratteristica? «Anche ora non riescono a fare quello che ha fatto il nonno. Basterebbe che mi chiedessero la ricetta, la darei volentieri, e invece fanno tentativi che poi falliscono...». Luisa Gregorj accenna con un sorriso appena malizioso, si alza, scompare nella penombra dei salotti e si ripresenta con un mattone tra le mani: «Questo è uno dei brevetti straordinari di Gregorio, il mattone smaltato a fuoco. Solo la fornace Gregorj li produceva, oggi un'importante azienda ci sta provando, ma mi hanno detto che si "sciolgono". Basterebbe che mi chiedessero la ricetta...». Lei è insegnante di lettere ed appassionata di libri. Ma non dev'essere stato facile ricostruire .una materia così complessa come la produzione industriale della fornace del secolo scorso. << Da quando la fabbrica di Sant'Antonino ha definitivamente cessato fattività, quasi trent'anni fa, ho cercato di raccogliere materiali, documenti, lettere, fatture che costituiscono una fonte preziosa per la storia della vita artistica dell'azienda, ma anche della città. Ci sono tante date, nomi, aneddoti che segnano il percorso della manifattura Gregorj, premi e riconoscimenti, partecipazioni a esposizioni internazionali. E' stato come rivivere la storia del nonno, di mio padre dello zio, ma anche della nostra città». Nel suo libro si capisce che il periodo che più le sta a cuore di questa lunga storia è quello che va dagli ultimi anni dell'Ottocento ai primi venti del Novecento. Perché? << E' questo il momento in cui la "sala degli artisti" vive il suo massimo splendore; nel grande ex granaio attiguo alla fornace si sono susseguiti molti grandi talenti dell'arte veneta che, tra quelle pareti, hanno dato straordinarie prove di creatività, stimolati dalla richiesta di pannelli, oggetti, piastrelle destinati a committenti di tutto il mondo». Arturo Martini e... chi altri? «Tanto per citare le presenze più determinanti: Cesare Laurenti, il grande autore del meraviglioso fregio lungo più di cinquanta metri che ora è esposto al Castello della Mesola. Pietro Murani, che io amo per il suo "Guerriero". E poi Luigi Serena, Guido Cacciapuoti, Arturo Malossi, Giuseppe Santomaso e De la Val Martin, alias Arturo Martini, come già detto». Era proprio il "mato" Martini, come lo chiamavano? «Che caratteraccio aveva, quel genio! Era stato mandato a studiare a Monaco a spese del nonno Gregorio, che aveva riconosciuto le sue straordinarie capacità. Ma Martini rispettava solo Gregorio e quando mio padre, Giorgio, lo sostituì alla direzione della fabbrica, lui se ne andò. A dire il vero, diede le dimissioni in un modo molto colorito a papà, che se ne stava seduto al caffè in Piazza dei Signori"Ingegnere disse ecco qua le piastrelle che voleva". E gliele spaccò sulla testa». «Negli anni di Gregorio prosegue Luisa con un tono quasi contrito Martini con le sue intemperanze aveva costretto più di un artista ad allontanarsi dalla Fornace, creando intorno a sé invidie e gelosie. Murani se ne andò per sempre». Luisa Gregorj conserva, naturalmente, anche alcuni pezzi di eccezionale bellezza della produzione del Martini giovane, in particolare una piastrella con "L'Icaro caduto", una piccola straordinaria serie di statuine e un eccezionale fregio a mezzaluna rappresentante Cristo.
A quale di questi pezzi è più legata?
«Alle damine, alle piccole figure di uomini e donne di Martini, così forti e perfetti. Da bambina io con queste statuine giocavo come con le bambole».
Ha prestato pezzi importanti della sua collezione, ma sappiamo che ne ha anche fatto dono al Museo di Faenza.
«Sì, e volentieri. Con il direttore del Museo internazionale della ceramica di Faenza, c'è uno bellissimo rapporto di collaborazione. Con il suo prezioso aiuto abbiamo messo a punto un progetto per la riutilizzazione dei grandi spazi della Fornace Gregorj che offre enormi potenzialità. Si potrebbe collocare un museo con pezzi della produzione Gregorj ma anche di altre ceramiche artistiche della zona. E organizzare laboratori dove i giovani avrebbero opportunità rare per mettere in atto la loro creatività. Ci sarebbe spazio per una grande biblioteca e per una sorta di museo...»
Un museo vivo, produttivo come nel Nord Europa o negli Stati Uniti?
«E' proprio questa l'idea. Ma servono finanziamenti e l'interesse delle istituzioni pubbliche, perché gli spazi della fornace sono grandi ed articolati, più di ventimila metri quadrati». E indica sul modello in legno del progetto la possibile dislocazione delle varie aree del museo sotto gli occhi vigili e benevoli del grande Guerriero, color seppia, di Pietro Murani che è diventato il simbolo ed il protettore della storia della fornace; partito da Sant'Antonino per (esposizione Universale di Bruxelles, rimasto a lungo a villa Margherita, recuperato fortunosamente da Mario Gregorj prima della demolizione, è stato ora collocato con la dignità che gli spetta a villa Angarani. << Speriamo che il Guerriero, nel quale è stato ravvisato San Liberale, ispiri i nostri amministratori ad accogliere e rendere attuabile questa proposta di ripristinare lo storico opificio e mettere a disposizione della città una parte del suo patrimonio di storia ed ingegno creativo>>. 23/02/2000 - N. 8 pag. 17 CENTANNI DI
NORDEST,
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