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Dr.ssa Luisa Gregorj

Dicembre incontri 2002, Trofeo "autore dell'anno" per la poesia e per la narrativa.

Conferito alla Dr.ssa Luisa Gregorj il Premio c'era una volta.... al saggio "La piastrellina e lo studente universitario", libro Parole Immagini.

Associazione amici dell'Umbria, c.postale 47 05100 Terni.

 

Premio letterario internazionale omaggio a Goldoni
20 Ottobre 2002

Conferito il Superpremio Cultura Letteraria al libro Parole e Immagini e ad alcuni scritti inediti.

Centro Europeo di Cultura "Passaporto"
C.P. 2239 - Via Marsala, 77
00185 Roma a.d.

 

Le Muse, quadrimestrale di cultura, attualità e informazione.

Maggio-Agosto 2002

Luisa Gregorj, Parole e immagini, Giacobini Editore, Treviso, 2002.

(policromia sentimentale nell'opera di Luisa Gregorj).

Nella produzione letteraria di Luisa Gregorj (autrice, tra l'altro, di un importantissimo saggio storico-artistico "Dietro le quinte", sulla rinomata fabbrica di, ceramica artistica la "G. Gregorj" di Treviso, già più volte premiato testo di studio in un corso di perfezionamento postlaurea presso la facoltà di Architettura di Venezia) balza all'attenzione e alla considerazione del lettore la bravura analitico-espressiva e la profonda sensibilità artistica della scrittrice trevigiana. Si nota subito che le sue descrizioni, siano esse saggistiche o narrative, ti toccano per quella particolare cromatura esteticoespressiva e stilisticosentimentale riscontrabile soltanto nella creazione di un'opera d'arte; per esempio di ceramica, che la scrittrice era abituata a vedere uscire dalle mani degli artisti della rinomata fabbrica di famiglia. Così la descrizione di un paesaggio, di un fiore, di un viso di una persona o di un bambino, di uno stato d'animo, di un momento psicologico-sentimentale è immortalato magistralmente dalla sua narrazione; è fissato in modo indelebile e fermo con una policromia descrittiva che ci riporta a quella delle raffigurazioni artistiche a lei ben note. E' il caso di dire che l'animo della scrittrice si sia formato e forgiato attraverso l'influsso dell'arte della ceramica che ha plasmato anche il suo sentire interiore. Gli episodi dei racconti, che compongono il graziosissimo libretto "Parole e immagini" di Luisa Gregorj, sembrano allora illustrazioni di tante piastrelle, cammei, fregi, tavole cromate che adornano metaforicamente la "dimora" spirituale della scrittrice in cui si rifugia con i suoi ricordi tristi, gioiosi e lieti trasposti e rivisti nella figura della formella policroma di "Confidenze", o di "La fanciulla dei prati", o ancora di "La bella bimba dai capelli neri" che molto richiama quella della sua foto, tanto malinconica quanto romantica, riprodotta in quarto di copertina del libro, con gli stessi capelli neri e il fedele cane teneramente carezzato con le sue belle mani affusolate: raffigurazioni tutte che arricchiscono la deliziosa raccolta dei racconti di "Parole e immagini". Nel leggere il libro della Gregorj sei colpito perciò da quell'unicum sentimentale che lega i vari episodi, pur nella loro varietà storico-evocativa e descrittiva degli argomenti; dalle particolareggiate immagini dei paesaggi vivi e colorati; dagli svariati protagonisti, trevigiani e non (uomini, donne, bambini), anonimi o conosciuti dall'Autrice: personaggi con le loro caratteristiche abitudini di vita, che "sono vissuti e vivono nella realtà del nostro tempo". Dove "non tutto è cambiato. E' cambiato, però, dice la scrittrice, il linguaggio che si va progressivamente perdendo; sono cambiate le condizioni di vita, ma inalterato è rimasto l'anelito alla libertà individuale, anche per piccoli spazi, pochi secondi, strappati all'impegno quotidiano, di qualsiasi genere". Che poi è il fine ultimo che si è proposto di raggiungere, la Gregorj, nel suo scritto e far notare ai suoi lettori. Sicché la fonte prima d'ispirazione per l'opera è stata per la scrittrice la vita reale in cui essa stessa è vissuta, si è formata e ha recepito tutti gli ammaestramenti che l'hanno resa donna e scrittrice con tutte le qualità psico- morali e culturali che la contraddistinguono come una persona eccezionale per principi di vita, valori umani e spirituali. E Luisa Gregorj per carattere, personalità, preparazione, capacità operativa e artistica, è veramente eccezionale e singolare; degna rappresentante della cultura trevigiana del nostro tempo, immortalata nelle sue opere.

(Brandisio Andolfi)

I libri sono distribuiti dall GALLERIA DEL LIBRAIO
Corso del Popolo n. 69
31100 (Treviso)

Per ordini telefonici:  0422-543689

22 AGOSTO 2002

PAROLE IMMAGINI

STORIE TREVIGIANE E NON ...

INDICE 

Introduzione
Anni felici: La Belle Époque
Brenda
II gorilla
L'Americano
La casa di Giordano
Fabbricato abbandonato
Il campo di fiordalisi
Lenzuoline ricamate per un piccolo principe
Don Fulmine
Quei vagoni di seconda classe
In Tribunale
Un uomo di mondo
Un gran signore a 12 anni
Sulla spiaggia
Un incontro nella notte
In abito blu
Visita a Basalghelle
Le fanciulle di cioccolato

INTRODUZIONE

Parole e immagini... parole di ieri e di oggi e immagini ritrovate tra quelle dell'antica Fornace che per una strana coincidenza si adattano a situazioni tanto diverse e lontane nel tempo.

E' la vita che si ripete nel suo corso ineluttabile, sempre identica a se stessa?

I protagonisti di queste storie non sono artisti e operai e neppure tutti trevigiani; 
alcuni vengono da molto lontano. Nulla hanno a che fare con la fabbrica di mattoni o con le ceramiche artistiche e neppure sono immaginari.  Sono vissuti e vivono nella realtà del nostro tempo,  ma un disegno, una linea, li illuminano e li accomunano in un linguaggio universale, e così il ricordo della piccola Brenda, bambina gentile e serena, ritorna negli occhi di un'altra che guarda con stupore la vita.

E' l'infanzia che aspetta, che guarda, che soc­combe?
Sono gli adulti, alcuni, che nel loro cammino hanno perduto qualcosa?
E' un sorriso fuggevole che non è stato cancellato dal passare del tempo?
Ecco i protagonisti di queste storie.

 

 

DIETRO LE QUINTE

Artisti nella Fornace Guerra-Gregorj a Treviso
In copertina: Pietro Murani "ritratto della moglie "
olio su tela, cm. 30*56

Mercoledi 21 Novembre alle ore 20,30, la Dott.ssa Luisa Gregorj presenterà il suo libro "Dietro le quinte" e ricorderà la poetessa Vittoria Aganoor (1855-1910).

Ricorrendo nell'anno in corso il 90° anniversario della morte di VITTORIA AGANOOR, il Comune di Mansuè attraverso l'Assessorato delle:"Politiche per la Persona" ed il Comitato di gestione della Biblioteca, con la collaborazione del Comitato Ricreativo di Basalghelle, ha voluto ricordare la poetessa patrocinando un premio letterario rivolto ai ragazzi delle scuole medie ed elementari ed una serie di manifestazioni culturali da svolgertisi a Basalghelle presso villa Aganoor ora Arrigoni.

In questa villa Vittoria Aganoor passò lunghi periodi della sua vita amando, godendo e cantando con la sua poesia l'ambiente e la gente che le stava attorno, e tenendosi in contatto epistolare con grandi letterati dell'epoca come Antonio Fogazzaro, Giacomo Zanella, Giosuè Carducci e Giovanni Verga da lei personalmente conosciuti e dagli stessi ricambiata per la sua arte.

 

 

Assegnato alla Dott.sa Luisa Gregorj  il terzo premio di poesia e narrativa
 "Città di Pompei"

La cerimonia di premiazione ufficiale si è svolta a Pompei alle ore 10,30 del  23 settembre.

II premio  Città di Pompei, di anno in anno, porta alla ribalta nomi che avvalorano una narrativa che non è cronistoria ma ricchezza di vita: il tutto alimentato da unità di sentimenti e da tanta forza artistica. Ed a noi piace segnalare come la narrativa italiana abbia in serbo ancora una capacità di coinvolgimento per instaurare messaggi di vita e d'amore.

Con la sua prima pubblicazione Luisa Gregory dal titolo Dietro le quinte (Ed. Giacobino, Treiso), che insegna lettere in una Scuola Media del trevigiano, quasi attraverso un saggio storico/pedagogico, mette a nudo le problematiche della sua terra e ne analizza tutto il contesto e l'entroterra culturale. 
Quindi, passioni, sensazioni, interessi, si crogiolano in storie che cinvolgono ed accattivano, per una intensità di vita e per messaggi di universalità. 
Tutto sul filone di pagine classiche e di una letteratura regionale che, in fondo, è foriera di ampia modernità.

 

 

08 Luglio 2001  LA TRIBUNA DI TREVISO

Libri, conferita alla Dott.sa Luisa Gregorj la medaglia d'argento al Premio letterario Cesare Pavese.

ANSA TREVISO 31 Maggio 2001

(ANSA) Un vissuto di arte, storia e archeologia industriale che si  fonde fino a rispecchiare quei valori forti e quella assidua operosita' della civiltà  veneta in un settore -  quello della ceramica - che nel Trevigiano trovo' una delle sue massime espressioni tra i l 1840 e il 1965 nella Fornace Guerra-Gregorj.  E' questa l' atmosfera che propongono le opere conservate nel museo dell'ex Fornace a Sant'Antonino vicino Treviso.   Il Complesso museale  costituito da vari edifici  e' stato dichiarato " testimonianza preziosa di un vecchio mondo i n via di  estinzione'' con decreto ministeriale e messo sotto tutela.   La fabbrica, insieme alle opere qui' custodite, e' ora visitabile su prenotazione. In mostra ci sono opere come " Il  Guerriero" di Piero Murani, esposto per la prima volta nel 1906 alla mostra della ceramica artistica di Milano e premiato can la medaglia d'oro assieme ad altri capolavori prodotti dalla Fornace.  A questo sono poi affiancate realizzazioni di Luigi Serena, Cesare Laurenti, Guido Cacciapuoti, Angelo Bonotto, Antonio Carlini, Mario Gregorj e Giuseppe Rossetti di Faenza detto " il  Motino" , e del giovane Arturo Martini.

29 Aprile 2001  LA TRIBUNA DI TREVISO

L'intevisa alla prof.ssa  Luisa Gregorj

Nell'articolo riportato: Luisa Gregorj nel giardino della villa di S. Antonino con il libro appena dato alle stampe. 
Il Guerriero di Murani che potrebbe diventare simbolo della fornace  museo.
In basso a sinistra: Arturo Martinì, l'artista che fu croce e delizia della famiglia Gregorj. 
A destra: il Fondaco dei Turchi.

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TREVISO. Luisa Gregorj è nata a Treviso e vive a Lancenigo. Laureata in pedagogia a Padova, insegna lettere in una scuola media della provincia. Figlia dell'ingegner Giorgio e nipote di Mario, avvocato per necessità e pittore per talento e passione, ha scritto un libro dedicato alla storia della Fornace Guerra Gregorj e agli artisti, trevigiani e non che vi hanno lavorato fino agli anni' 80. Luisa Gregorj ha scritto un libro «Dietro le quinte», pubblicato dalle edizioni Giacobino, presentato nei giorni scorsi alla Galleria del Libraio, assieme ad una piccola mostra di pezzi di ceramiche della Fornace Gregorj. In collaborazione con Gian Carlo Bojani, il direttore del Museo Internazionale della Ceramica di Faenza, ai quale la signora ha donato pezzi della sua collezione, Luisa ha elaborato una proposta di recupero conservativo ed architettonico degli spazi (più di 20.000 metri quadrati) della Fornace Gregorj di Sant'Antonino, che prevede la creazione di un museo della ceramica, di laboratori didattici e di strutture atte ad ospitare esposizioni temporanee.

L’articolo riportato è di Isabella Panfido ed è stato pubblicato nella Tribuna di Treviso del 29 Aprile 2001.

TREVISO.

Arrivare in quell'angolo di campagna trevigiana dove sorge Villa Angarani delle Stelle, ora Gregorj, è come fare un salto indietro di un secolo. Il piccolo Melma scorre accanto alla casa padronale seicentesca, tutta raccolta intorno ad un giardino di impianto ottocentesco; ma su tutto, villa, annessi, giardino, spira un'aria particolare, quasi di rassegnata consegna al tempo. Equi che incontriamo la signora Luisa Gregorj, erede spirituale e sacerdotessa della storia della Fornace Gregorj di Sant'Antonino.

La sua famiglia vive qui da sempre?

Dagli anni Trenta, ma allora era solo una casa di villeggiatura, quella di città era in via Roggia. Sono cambiate molte cose: anche il Melma porta il segno di questo tempo degradato accenna, come parlando tra sé ricordo che i ragazzi facevano il bagno in queste acque, trasparenti, veloci. Le donne lavavano i panni. Ora invece...» Lascia spesso le parole sospese, questa dolcissima signora dagli occhi azzurri. Intanto osserva con attenzione, seguendo lo sguardo del visitatore attratto dal grande camino in pietra bianca con le prime testimonianze della produzione artistica della fornace Gregorj: piastrelle decorate, piatti dipinti, un vaso liberty decorato con cineserie.

Conosce l'autore e la storia di ciascuno di questi magnifici pezzi?

<<Non so da quale degli artisti della fornace sia stato dipinto quel vaso: non firmavano. Solo dai bozzetti e dai cartoni si può ricostruire. Solamente Arturo Martini si permetteva, ma non sempre, di siglare le sue creazione>>.

Nel suo libro è raccolto moltissimo materiale documentario e insieme tanti ricordi. Quale è stata la molla che l'ha spinta a scrivere "Dietro le quinte"?

«Ho scritto questo libro senza propositi letterari o storici spiega tenendo tra le mani una piccola piastrella dipinta a colori lievissimi perché non vada perduta la memoria, perché non si cancelli la traccia di uomini che hanno portato il nome di Treviso nel mondo».

 Ci racconti di questa memoria...

«La fornace di Sant'Antonino ha prodotto senza interruzione dal 1840 al 1963 mattoni e tegole, ma anche ceramiche e maioliche artistiche esportate in tutto il mondo. E' stato il nonno Gregorio Gregorj, nipote del fondatore Vincenzo Guerra, a dare una svolta alla vecchia fornace insediata in un annesso di un'antica villa a Sant'Antonino; dopo un rovinoso incendio alla fine degli anni ottanta del 19° secolo, lo spirito imprenditoriale di Gregorio ha impresso una accelerazione alla classica produzione della fornace: un grande forno Hoffmann permette la lavorazione a ciclo continuo e l'alta qualità dei laterizi prodotti li rende materiale fondamentale per il restauro e la ricostruzione di edifici storici. Tanto per ricordare i più importanti: il Fondaco dei Turchi, la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, l'Arsenale a Venezia. Ma tanti ancora che ora mi sfuggono».

 Ma il prodotto Gregorj si distingueva dagli altri per qualche caratteristica?

«Anche ora non riescono a fare quello che ha fatto il nonno. Basterebbe che mi chiedessero la ricetta, la darei volentieri, e invece fanno tentativi che poi falliscono...». Luisa Gregorj accenna con un sorriso appena malizioso, si alza, scompare nella penombra dei salotti e si ripresenta con un mattone tra le mani: «Questo è uno dei brevetti straordinari di Gregorio, il mattone smaltato a fuoco. Solo la fornace Gregorj li produceva, oggi un'importante azienda ci sta provando, ma mi hanno detto che si "sciolgono". Basterebbe che mi chiedessero la ricetta...».

Lei è insegnante di lettere ed appassionata di libri. Ma non dev'essere stato facile ricostruire .una materia così complessa come la produzione industriale della fornace del secolo scorso.

<< Da quando la fabbrica di Sant'Antonino ha definitivamente cessato fattività, quasi trent'anni fa, ho cercato di raccogliere materiali, documenti, lettere, fatture che costituiscono una fonte preziosa per la storia della vita artistica dell'azienda, ma anche della città. Ci sono tante date, nomi, aneddoti che segnano il percorso della manifattura Gregorj, premi e riconoscimenti, partecipazioni a esposizioni internazionali. E' stato come rivivere la storia del nonno, di mio padre dello zio, ma anche della nostra città».

Nel suo libro si capisce che il periodo che più le sta a cuore di questa lunga storia è quello che va dagli ultimi anni dell'Ottocento ai primi venti del Novecento. Perché?

<< E' questo il momento in cui la "sala degli artisti" vive il suo massimo splendore; nel grande ex granaio attiguo alla fornace si sono susseguiti molti grandi talenti dell'arte veneta che, tra quelle pareti, hanno dato straordinarie prove di creatività, stimolati dalla richiesta di pannelli, oggetti, piastrelle destinati a committenti di tutto il mondo».

Arturo Martini e... chi altri?

«Tanto per citare le presenze più determinanti: Cesare Laurenti, il grande autore del meraviglioso fregio lungo più di cinquanta metri che ora è esposto al Castello della Mesola. Pietro Murani, che io amo per il suo "Guerriero". E poi Luigi Serena, Guido Cacciapuoti, Arturo Malossi, Giuseppe Santomaso e De la Val Martin, alias Arturo Martini, come già detto».

 Era proprio il "mato" Martini, come lo chiamavano?

«Che caratteraccio aveva, quel genio! Era stato mandato a studiare a Monaco a spese del nonno Gregorio, che aveva riconosciuto le sue straordinarie capacità. Ma Martini rispettava solo Gregorio e quando mio padre, Giorgio, lo sostituì alla direzione della fabbrica, lui se ne andò. A dire il vero, diede le dimissioni in un modo molto colorito a papà, che se ne stava seduto al caffè in Piazza dei Signori"Ingegnere disse ecco qua le piastrelle che voleva". E gliele spaccò sulla testa». «Negli anni di Gregorio prosegue Luisa con un tono quasi contrito Martini con le sue intemperanze aveva costretto più di un artista ad allontanarsi dalla Fornace, creando intorno a sé invidie e gelosie. Murani se ne andò per sempre».

Luisa Gregorj conserva, naturalmente, anche alcuni pezzi di eccezionale bellezza della produzione del Martini giovane, in particolare una piastrella con "L'Icaro caduto", una piccola straordinaria serie di statuine e un eccezionale fregio a mezzaluna rappresentante Cristo.

 

A quale di questi pezzi è più legata?

 

«Alle damine, alle piccole figure di uomini e donne di Martini, così forti e perfetti. Da bambina io con queste statuine giocavo come con le bambole».

 

Ha prestato pezzi importanti della sua collezione, ma sappiamo che ne ha anche fatto dono al Museo di Faenza.

 

«Sì, e volentieri. Con il direttore del Museo internazionale della ceramica di Faenza, c'è uno bellissimo rapporto di collaborazione. Con il suo prezioso aiuto abbiamo messo a punto un progetto per la riutilizzazione dei grandi spazi della Fornace Gregorj che offre enormi potenzialità. Si potrebbe collocare un museo con pezzi della produzione Gregorj ma anche di altre ceramiche artistiche della zona. E organizzare laboratori dove i giovani avrebbero opportunità rare per mettere in atto la loro creatività. Ci sarebbe spazio per una grande biblioteca e per una sorta di museo...»

 

Un museo vivo, produttivo come nel Nord Europa o negli Stati Uniti?

 

«E' proprio questa l'idea. Ma servono finanziamenti e l'interesse delle istituzioni pubbliche, perché gli spazi della fornace sono grandi ed articolati, più di ventimila metri quadrati». E indica sul modello in legno del progetto la possibile dislocazione delle varie aree del museo sotto gli occhi vigili e benevoli del grande Guerriero, color seppia, di Pietro Murani che è diventato il simbolo ed il protettore della storia della fornace; partito da Sant'Antonino per (esposizione Universale di Bruxelles, rimasto a lungo a villa Margherita, recuperato fortunosamente da Mario Gregorj prima della demolizione, è stato ora collocato con la dignità che gli spetta a villa Angarani. << Speriamo che il Guerriero, nel quale è stato ravvisato San Liberale, ispiri i nostri amministratori ad accogliere e rendere attuabile questa proposta di ripristinare lo storico opificio e mettere a disposizione della città una parte del suo patrimonio di storia ed ingegno creativo>>.

23/02/2000 - N. 8 pag. 17  CENTANNI DI NORDEST,
IL GAZZETTINO
" L'innovazione che riscopri' la ceramica.
Arturo Martini è nato a Treviso nel 1889 in una famiglia povera. Giovanissimo ha frequentato le botteghe artigiane dove ha potuto  esibire la precoce disposizione a una straordinaria manualita'.  La frequentazione dell'ambiente veneziano, la comprensione di un ceramista come Gregorio Gregorj e dell'abate Balio, la conoscenza di Gino Rossi e di Giovanni Comisso, i viaggi all'estero (Monaco, 1909 e Parigi, 1912) e soprattutto le mostrealla "Bevilaqua" di Nino Barbantini, gli hanno dato una prima notorieta'. Dopo la guerrasi è trasferito a Milano e a Vado Ligure, dove si è sposato e dove tuttora c'è la Casa Museo, ricca di capolavori. "L'adesione a valori plastici" (1920-1921) lo ha collocato tra i massimi artisti dell'epoca (Carrà, De Chirico, Morandi) ma prima di affermarsi definitivamente è stato costretto,negli anni '20, ad un lungo tirocinio su vari fronti: la ceramica, la scultura monumentale, la "scoperta" della terracotta.  Nel 1931 le sue sculture sono consacrate dal premio della Quadriennale e l'anno dopo la Biennale gli dedica una sala memorabile con cinque grandi terracotte.  Anche negli impegni monumentali Martini ha saputo esprimere una tale indipendenza, da essere considerato l'ultimo erede della tradizione veneta, libero da schemi e indifferente ai dettami esteriori.  Nel 1942 la mostra della Biennale, con marmi come Donna chenuota sott'acqua e Amplesso, lo ha identificato come artista "difficile" per eccellenza, non omologabile, e precursore del rinnovamento che sarebbe seguito.  E' stato anche pittore e incisore originale.  E' morto a Milano nel  marzo del 1947.  I Musei di Treviso e di Venezia (Ca' Pesaro) possiedono una rilevante raccolta di opere dell'artista; a Padova sono conservati due capolavori dell'ultimo periodo, il Tito Livio (1942) al Liviano e il Palinuro (1946) al Bo. 

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© Luisa Gregorj 2002