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Museo Internazionale delle Ceramiche, donazione Luisa Gregorj

 

Da un giovane Arturo Martini a un inedito
Gino Rossi: la donazione Luisa Gregorj


Gian Carlo Bojani

Il 20 maggio di quest'anno è stato presentato nell'auditorium del Museo di Faenza il libro di Luisa Gregorj sulla fornace Guerra Gregorj a Treviso. L'occasione ha permesso anche di esporre il cospicuo dono di opere pervenuto alcuni mesi prima al Museo da parte della stessa Luisa Gregorj. Lautrice narra nel volume suddetto la storia della sua famiglia, della fabbrica che ha operato dal 1840 circa (data dei primi documenti conosciuti) fino al 1963, degli artisti che vi operavano. È una narrazione che scorre non tanto per stretta successione cronologica di fatti, persone, produzioni. Il suo pregio - nell'ambito di un quadro narrativo che risulta alla fine per niente frammentario e casuale  risiede piuttosto nell'accensione di argomenti, suggestioni, episodi che l'autrice trasmette con una sensibilità propria al genere letterario memorialistico della migliore tradizione. Così viene ricomposta, al termine della sfaccettatura narrativa, l'unitarietà di una esperienza lunga più di un secolo. In occasione di quella presentazione, ma direi piuttosto leggendo in precedenza il libro, sono emerse in me con forte suggestione le affinità di alcune sue parti con quelle di due classici della narrativa d'argomento ceramico:ChampEleurydeIlviolino di Faenza  (Sellerio editore, Palermo 1990, pp. 158-160) e Bruce Chatwin di Utz (Adelphi Edizioni, Milano 2000, pp. 96-97). Si tratta di certi aspetti che riguardano, in specie, l'empatia forte che pu_ legare l'amatore, il collezionista, l'artista stesso, il proprietario ad alcuni oggetti ceramici e i possibili scatenamenti che possano derivarne per delusioni, inadeguatezze, competitività, timori, sommovimenti inconsci tipici di chi possiede oggetti d'arte. Quando poi questi oggetti paiono animarsi ... possono essere condotti via via fino alla distruzione e condurvi chi li possiede. Mi piace trascrivere qui le pagine che ho avuto modo di leggere in pubbliconella sala delle conferenze del Museo in quella occasione, perché mi paiono assai indicative della situazione collezionistica, spesso di vera e propria nevrosi.
E veniamo alla donazione. Ho incontrato personalmente Luisa Gregorj in anni recenti, tramite il suo concittadino Eugenio Pozzobon, estrosa personalità di antiquario aduso a frequentareFaenza anche al di fuori delle Biennali dell'antiquariato ceramico. La fabbrica Gregorj, per_, ebbe rapporti con il Museo faentino già al suo nascere e lo dimostrano, almeno, le due lettere che riproduciamo alla tav. VI, e anche il saggio cheGregorio Gregorj pubblic_ sulla «Faenza» a proposito di alcuni frammenti ceramicitrovati in Treviso, . Il pannello - composto da due parti: la testa del Colleoni delVerrocchio e quella di San Giorgio che uccide il drago del Carpaccio, opere che si trovano entrambe a Venezia, realizzate ciascuna con nove piastrelle lumeggiate in oro econ incorniciatura lignea - non a caso venne inviato nel 1908 a Faenza perl'Esposizione Torricelliana. Era un esempio della linea di rilancio che la fabbrica - fraOtto e Novecento - ampliando la produzione di materiali edilizi e realizzazioni decorative, aveva assunto attingendo da figurazioni dalla pittura rinascimentale, per una
parte, e per l'altra da quelle ispirate all'art nouveau. Erano gli stessi pittori, Cesare Laurenti e Piero Murani, assieme a Gregorio Gregorj, soprattutto, a sorreggere tale linea assieme ad altri decoratori 5. Se l'iconografia rinascimentale e pre-raffaellta s'ispiravano prevalentemente all'arte veneta, bisogna osservare che l'indirizzo fluttuante tra i due orientamenti, peraltro, è tipica del cosiddetto "liberty" italiano a tal punto che la stessa fabbrica Chini, forse la più decisa libertyaria, quasi parrebbe costituirne l'emblema. Non è marginale, pertanto, la produzione di questa fabbrica trevigiana per capire più a fondo il carattere del "liberty" italiano: ma essa è sistematicamente ignorata anche dalle più recenti esposizioni in tema. Si pensi, fra l'altro, a quel documento straordinario costituito da una lettera del 1913 di Piero Murani a Gregorio Gregorj. Murani da due anni aveva lasciato la fabbrica Gregorj per contrasti interni, dovuti praticamente alle baldanze e alle tendenze innovative di "due giovani, e per giunta futuristi", come scrive il Murani, i quali dovevano essere del tutto verosimilmente Arturo Martini e Gino Rossi. Di questi artisti, allora emergenti, n_ ella donazione sono presenti due opere. L'una è già pubblicata, l'altra è inedita, e potrebbe essere un unicum. Quest'ultima è assai vicina nella tipica scomposizione dei volti alle opere di Gino Rossi databili intorno al 1909, così come per l'accostamento cromatico nell'abito della donna, di echi fra il divisionistico e il cézanniano dei colori specie nei paesaggi. Per terminare vorrei richiamare due aspetti di tutta la questione Gregorj:
l'uno attiene a una particolare tipologia del materiale donato quale è quello delle piastrelle da rivestimento, in cui la fabbrica Gregorj investì molto anche per l'innovazione del gusto e delle tecniche decorative assai singolari per l'Italia, e mi riferisco precisamente a quelle dell'inizio del XX secolo di cui il Museo faentino è piuttosto sprovvisto e oggi ne viene risarcito; l'altro riguarda la bibliografia. Oltre a segnalarne un'ampia rassegna nel sito web dedicato alla Fornace e curato da Luisa Gregory (http: //www.guerra-gregory.it), si sottolinea in particolare quella riportata qui in Appendice III: si tratta infatti di varie tesi discusse all'Università di Venezia, con approccio prevalentemente di storia dell'architettura, dell'edilizia e dell'urbanistica. È curioso quanto sia stato studiato questo insediamento industriale e, per converso, quanto sia ignorato dalla comunità trevigiana. Un paio di titoli, con specifica storia della fornace e della ceramica "fra arte e industria", occorre segnalarli in questa sede e sono quelli di Lucia Alessandrini e quelli di Elisa Martini, Fulvia Michela Naldini e Mauro Pasin, che particolarmente andrebbero consultati. 

Piastrella Cm 20,1 x 20,1  Maiolica
Treviso, Gino Rossi attr. (1884-1947) nella fornace G. Gregorj 1910-11 ca.

Sulla superficie a vista è disegnata una donna a mezzo busto, nei pressi di una porta. La donna ha i capelli corvini raccolti in un'acconciatura fra la quale sono inserite grandi rose poste ai lati del volto. Il viso, lievemente girato di tre quarti è acceso da un leggero sorriso. Sulle spalle un grande scialle colorato. Dipinta in verde, nero, bruno, giallo, rosa e blu. Al verso scritta in leggero sottosquadro, su fascia trasversale da angolo ad angolo: G. GREGORJ - TREVISO.

Piatto Diam. cm 35; alt. cm 2,8 Terraglia con smalto
Treviso, Luigi Serena (1855-1911) nella fornace G. Gregorj

Fine del sec. XIX Breve tesa obliqua con orlo arrotondato; ampio cavo poco profondo; apodo. Decorato al recto da un volto femminile di profilo. La fanciulla porta grandi orecchini a mezzaluna, i capelli sono raccolti sulla nuca in un morbido chignon con ciocche che sfuggono dall'acconciatura incorniciandole il volto. Dipinto in monocromo rosso scuro, con un tocco di colore ceruleo per l'occhio. Marcato al verso in nero: Fornace Gregorj.)

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